
Poesie - Alessandro Quasimodo legge GIANNINO DI LIETO 1 2 3 4 5
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http://rebstein.wordpress.com/2008/08/21/la-traccia-indelebile-iii-giannino-di-lieto/
da : http://poesia.corriere.it/2008/07/rilettura.html
Giannino di Lieto (Minori, 1930-2006) è stato un poeta di grande rilievo nella stagione della neoavanguardia, in cui ha operato incisivamente ma dalla quale presto si è staccato per andare oltre, alla ricerca della "poesia nuova", di una sua propria visione della poesia, della parola, della storia. Ha lasciato una poesia innovativa, in parte ermetica, in parte estremamente formale, negli ultimi anni infine un gruppo di testi che usufruendo della lezione sperimentale hanno recuperato la tradizione, la classicità, il mito. Un lavoro certosino di destrutturazione per la ricostruzione di forme e contenuti. Per un tratto di strada compagno degli sperimentalisti novecenteschi più fantasiosi come Sanguineti, Porta, Corrado Costa, Carlo Villa, si è poi diretto verso forme di "scavo" nella lingua ma anche negli oggetti significanti, in un processo di accumulo che Giorgio Bàrberi Squarotti ha riassunto come "una lunga, compatta iterazione, entro un verso fitto, denso, che inventa o finge uno spazio amplissimo e un movimento che rallenta la narrazione...". Quindi il critico ha maggiormente chiarito: " L'iterazione è una figura, e proprio per questa ragione il discorso poetico di di Lieto è un discorso eminentemente comunicativo, che sfiora continuamente l'orazione o il monologo drammatico". Queste note sono riferite al libro Punto di inquieto arancione (Vallecchi, 1972), che costituisce la svolta rispetto ai precedenti libri Poesie (1969), Indecifrabile perché (1970): dalla scomposizione sperimentale del discorso logico alla deviazione verso un recupero di senso attraverso la classificazione ossessiva degli oggetti significanti dei successivi libri, fino all'ultima complessa sperimentazione del colore con la parola, nel volume Le cose che sono (2000), in cui il disegno, fondato sugli accostamenti cromatici, complementa le parole. Il testo poetico non è esemplificativo, ma certamente comunicativo di un'idea, di un concetto, di una linea d'esistenza. E Giuseppe Marchetti così interpreta la fase finale della vita e dell'opera poetica: "Di Lieto aveva ridotto all'osso il certamen della propria conoscenza nei riguardi del mondo e lo sfidava con una specie d'attesa assediata da parole e concetti contraddittori. Volutamente contraddittori, per non dare spazio e spessore alla più semplice liricità della tradizione poetica. Dunque tra una figura di parole e una parola, di Lieto sceglieva la prima ipotesi e rimandava alla seconda solo un ruolo di commento, o - come lui stesso diceva - "di accadimento". Nulla di più".
Chi volesse leggere e rivivere l'avventura letteraria di Giannino di Lieto, e conoscere anche le poesie inedite che sono state rinvenute dal figlio tra le carte del poeta, può procurarsi una copia degli atti del convegno, appena pubblicati da Anterem (www.anteremedizioni.it) con il titolo: "Giannino di Lieto. La ricerca di forme nuove del linguaggio poetico".
Qui propongo una poesia da Punto di inquieto arancione (Vallecchi, 1972), nella quale sono riassunti gli elementi creativi di di Lieto, che Giuseppe Marchetti ha saputo abilmente interpretare con una delle sue note critiche ai testi di cui il libro è corredato. Nell'introduzione Giorgio Bàrberi Squarotti ha definito il libro: "il museo, un enorme, popolatissimo, babelico museo. ... Ma è la conservazione del nulla...".
Isole da costa
Incrostate interpretazioni in un armadio di mineralogia
a raffigurare sogni per un'alba di sentinelle
affiancati dai turni rami di sangue a guisa di remi
un'infinità di voci emerse saldamente bianche
per incredibili rive inclinazione d'isole
vulcaniche scintille fioriscono l'identico colore
succedersi da quelle alture detriti rapaci
come parole di ferro con pazienza decifrate
preparano mutazioni, qualcosa di deciso già rabbrividente
perché i tonfi rispondono allo scorrere dei chiavistelli
Giannino di Lieto
Da Punto di inquieto arancione (Enrico Vallecchi, 1972)
Ecco il commento di Giuseppe Marchetti: "Esempio raffinatissimo di elencazione poetica, questa lirica suggerisce un incanto muto, la percezione di forme interiori che, riversandosi all'esterno, si congelano in detriti rabbrividenti. I momenti figurativi portano ragioni di stupore e di incanto. E le congiunzioni sintattiche forzano il periodare verso l'essenziale acquisizione dei termini primi: armadio di mineralogia, voci emerse saldamente bianche, alture detriti rapaci, scorere di chiavistelli... Le forme rispondono all'unisono, come nei poemi musicali di Debussy, ma dentro la fantasmagoria dei suoni, c'è una cava ansa monocorde di assunzione stilistica portata al suo massimo grado di rarefazione".
Da rilevare che di Lieto ha praticato la pittura, intesa come "scrittura dipinta" o come "poesia visiva" o come "pittura scritta". Un lavoro ancora una volta di scavo nella lingua. Il colore e la figurazione astratta sono stati per di Lieto veicolo di "comunicazione" verso e dentro la lingua, per restituirla negli elementi basici per un nuovo discorso poetico, svincolato da facili tradizioni ma anche da gratuite operazioni distruttive della lingua poetica codificata dall'uso. Il tutto in un rimescolamento generale che permettesse la rigenerazione della lingua, come espressione principe della comunicazione tra genti. Nel testo Auctor & Interpres del libro Le cose che sono (2000), lo stesso Giannino di Lieto si autopresenta e autentica la sua ricerca poetica. Scrive infatti: "In principio era scrittura di immagini, scie a pena catturate dalla comune, di scena l'intuizione principe. ... Figure e andamento delle linee si adattano ai moduli surrealisti. Le trasgressioni: accumulo, l'ordine scompaginato, riannodando i segni mi appaiono nel loro struggente archetipo. ... A questo punto la scoperta del colore,,, Infine è il segno stesso che diventa colore, inaugurando un corso ciclico che ha come punto di partenza il suo punto d'arrivo, il pittogramma".
Per concludere: le esperienze sperimentaliste dal simbolismo al futurismo, dal dada al surrealismo, tutta la tradizione classica fino all'ermetismo passando per Pascoli e D'Annunzio, sono servite per abbandonare tutto e tuffarsi nella sperimentazione più audace (leggere Nascita della serra, Geiger, 1975: testo che segna l'incontro con il poeta/editore Adriano Spatola e con il fermento della rivista "Tam tam"), per poi recuperare tutto ciò che era stata la ricchezza formativa della giovinezza, in un nuovo modo di presentare contenuti lirici dentro la veste sperimentale di lunga elaborazione. Un poeta che ha saputo coniugare - come ha scritto Luigi Fontanella - "rivoluzione e utopia, senza però mai rinnegare l'importanza e (perché no) la fascinazione della propria cultura classica, magari prima da scompaginare radicalmente, ma per farla poi rinascere con esiti liberatori e assolutamente nuovi". Un poeta da riscoprire o, forse meglio, scoprire e da non dimenticare.
Nota: Oltre alle opere citate, Giannino di Lieto ha scritto Racconto delle figurine & Croce di Cambio (1980), L'abbonato impossibile - Le facce limitrofe (1983) e Breviario inutile (2003). Inoltre molte "poesie visive" inviate a mostre collettive. Tra le mostre personali più importanti: 20 Fonotesti (a Minori, 1974), Relativi iconici (Ravello 1977)
Il Comune di Minori organizza un Convegno di Studi - con lettura di Poesie - sull’intera opera letteraria di Giannino di Lieto. Con il Patrocinio di Regione Campania, Provincia di Salerno (Assessorato alla Cultura), Comunità Montana Penisola Amalfitana, Confindustria Salerno, Camera Commercio di Salerno, Pro Loco Minori. Il Convegno si svolgerà sabato 19 (inizio alle ore 9,30) e domenica 20 maggio 2007, a Minori, in Costiera Amalfitana, presso l’Aula Consiliare del Comune ed è così presentato: “Il segno forte del Secondo Novecento”, GIANNINO di LIETO - LA RICERCA DI FORME NUOVE DEL LINGUAGGIO POETICO. L’Introduzione sarà dell’Avv. Giovanni Maria di Lieto (figlio dell’Autore). Saranno Relatori professori universitari, critici - studiosi di fama nazionale e internazionale: Giuseppe Marchetti (critico letterario e scrittore), Flavio Ermini (poeta e saggista, Direttore della rivista “Anterem”), Giorgio Bárberi Squarotti (Professore Emerito di Letteratura Italiana presso l’Università di Torino), Ugo Piscopo (scrittore), Corrado Piancastelli (scrittore e filosofo), Spartaco Gamberini (Professore Emerito della Università del Galles), Velia Iacovino (giornalista), Davide Argnani (poeta e critico, Direttore della rivista “L’Ortica”), Ida Travi (poetessa), Maurizio Perugi (Ordinario di Filologia Romanza presso l’Università di Ginevra), Francesco D’Episcopo (Docente di Letteratura Italiana alla Università “Federico II” di Napoli), Felice Piemontese (giornalista e scrittore), Gilberto Finzi (poeta e critico), Stefano Lanuzza (saggista, poeta, artista figurativo), Luigi Fontanella (Ordinario di Letteratura Italiana presso la State University di New York). La lettura delle Poesie di Giannino di Lieto è affidata all’Attore Alessandro Quasimodo. Gli Atti del Convegno saranno pubblicati da ANTEREM EDIZIONI nella Collana Pensare la letteratura (nel volume, le ulteriori relazioni di Roberto Fedi, Alberto Cappi, Jolanda Insana, Gio Ferri, Renato Filippelli, Ciro Vitiello).
Giannino di Lieto (Minori, 1930 - 2006) è stato uno dei grandi Autori del Secondo Novecento. È stato un poeta che si è tenuto lontano dall’imitazione, creando un personale cammino formale. Di lui, nel tempo, si sono occupati, fra i tanti, Giorgio Bárberi Squarotti, Maurizio Perugi, Giuseppe Zagarrio, Gilberto Finzi, Alberto Cappi, Stefano Lanuzza, Giuseppe Marchetti, Velia Iacovino, Corrado Piancastelli, Davide Argnani, Roberto Fedi, Jolanda Insana, Alberico Sala, Bruno Lucrezi, Lamberto Pignotti, Luciano Cherchi, Gaetano Salveti, Daniele Benati, Domenico Cara, concordando sulla qualità non ordinaria del verso, sugli Esiti di grande purezza stilistica del Linguaggio poetico. Ha sempre seguito un Discorso proprio, fuori e sopra le Mode, libero. Ha operato nel Gruppo che ruotava attorno alla rivista “Tam Tam” di Adriano Spatola. Medaglia d’oro al Premio di poesia “Lerici - Pea”, vincitore del Premio “Pisa”, del Premio “Laboratorio delle Arti”. Ha ricevuto il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È stato finalista al Premio di poesia “Viareggio”, con Punto di inquieto arancione (in “cinquina” finale) e con Nascita della serra. Ha fatto parte della Giuria del Premio Pozzale - Luigi Russo. Numerose anche le opere di Poesia Visiva inserite in Mostre nazionali e internazionali.
Per informazioni sul Convegno: Avv. Giovanni Maria di Lieto (Tel. 089.854077 - 089.877546)
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